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25 marzo 2010

Gli artisti di My World 2!

Ecco gli artisti di My World; le opere pubblicate qui non corrispondono a quelle che saranno in mostra, le quali saranno inedite o realizzate ad hoc.


Francesco Liggieri

Giuliana Tammaro+Silvia Basso


Koes


Nazzarena Poli Maramotti


Maicol e Mirco


108


Massimiliano Boschini

Luca Bidoli


Knore


Kaitlin Zorah McDonough


Chiara Gasparini


Alia Lootah

9 agosto 2009

gli artisti di My World 2!


ecco che pubblichiamo la lista degli artisti che quest'anno parteciperanno a My World - second edition

sono:

Luca Bidoli
Massimiliano Boschini
Nazzarena Poli Maramotti
Chiara Gasparini
Kaitlin Zorah McDonough
108
Koes
Knore
Maicol e Mirco

siamo molto contenti di collaborare con loro e sicuramente otterremo grandi risultati!
a presto con ulteriori news!

11 aprile 2009

conosciamo i curatori di My World, Giuliana Tammaro e Francesco Liggieri

E concludiamo la sezione interviste con quelle dei curatori Giuliana Tammaro e Francesco Liggieri...
Troverete tutti questi contenuti nel nostro catalogo My World al costo di 10 euro oggi alla serata di inaugurazione e al costo di 15 a fine mostra (25 aprile '09).

eccoci qui!

Giuliana Tammaro:

1- quando e dove produci la tua arte?

dipingo quando ho la testa sufficientemente libera dai pensieri della vita quotidiana (università soprattutto)... dove? fino a prima di trasferirmi a Venezia, nel salotto di casa mia, sotto lo sguardo ricco di giudizi degli altri abitanti della casa (i genitori)...
ora che sto a Venezia ho da poco ritrovato l'energia per usare pennello e colori e dipingo nel salotto/entrata di casa, o sul divano o in piedi appoggiata alla libreria e sempre sotto lo sguardo ricco di giudizi degli altri abitanti della casa (le coinquiline).
ora come ora, per sopportare l'impossibilità di dipingere con frequenza, fotografo con la mia Canon, la porto ovunque posso, per non perdermi nessun istante prezioso.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci

di pittura sicuramente Sometimes Dreams Are So Heavy, opera che mi ha aperto molte porte e che riassume in un'unica immagine ciò che sta dietro la mia produzione artistica: il sogno.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista

condivido più che posso con chi riesce a darmi qualcosa, anche quello che può sembrare più insignificante ad uno sguardo disattento per me ha valore.
discuto dei massimi sistemi dell'arte e delle cose più inutili che costellano l'esistenza di ognuno di noi con tutte le persone che ritengo intelligenti... questo mi aiuta a tenere sempre in movimento la mente, perchè non si atrofizzi e non s'incastri nei ritmi banali legati alle necessità quotidiane.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora

le prime porte in faccia mi hanno fatto stare male... il vedere come il sistema dell'arte sia viziato mi fa sempre stare male ed è anche per questo che con Francesco abbiamo creato My World, per portare qualcosa di nuovo, dove le raccomandazioni non funzionano ma solo la qualità nel lavoro di ognuno.
i momenti più difficili sono quelli in cui sento l'impossibilità di esprimermi come vorrei.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte

il periodo che ho passato a Milano a cavallo tra il 2006 e il 2007 è stato importantissimo... ho scoperto il mio mondo interiore e gli ho dato il giusto peso.
inoltre il confronto con il mio ragazzo è ciò che mi permette di non annoiarmi mai, di rinnovare ogni giorno il mio pensiero; le persone di cui ci si circonda credo siano fondamentali, sono loro i veri e propri punti di svolta.


Francesco Liggieri:

1- quando e dove produci la tua arte?

Dipingo la notte prima di dormire o di mattina presto, non riesco a farlo nel resto della giornata, il giorno mi serve per fare le cose normali, la notte e le prime ore del giorno per fare pittura, generalmente mi basta solo un cavalletto che sposto a seconda della luce che c’è nelle stanze di casa. La luce nei miei quadri è molto importante.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

Con molta probabilità quella che preferisco è “a style for anabolic life”; con quel lavoro ho sterzato verso un altro tipo di pittura e di vedere la pittura, da lì in poi sono diventato uno scrittore di immagini, un pittore.
La più rappresentativa, quella che facilmente si può dire: “ quello l’ha fatto Francesco “ è la serie “Acquiescence” (che comprende 30 acquarelli monocromi di un viso che si cancella e si ricostruisce in serie e i due quadri finali dove mostro chi è il viso degli acquarelli), scelgo quello perchè l’ho realizzato in un paio di ore circa, in uno sgabuzzino dove lavoravo allora come portinaio di albergo.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

Lavoro da tre anni con sei artisti con il quale condivido l’avventura del Collettivo Rapido, gruppo di cui sono fondatore. L’amicizia e il rispetto che nutro nei confronti dei colleghi del Collettivo, mi permette comunque di mandare avanti le mie mostre in maniera autonoma.
4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

Non ho avuto momenti difficili, per me la pittura è un modo di essere, di esprimermi. Fino a quando mi divertirò a dipingere difficilmente vivrò momenti di difficoltà artistica.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

Il dopo accademia mi ha svincolato da molti accademismi stupidi e inutili che mi hanno bloccato per troppo tempo. Dopo la tesi mi sono sentito un pittore nuovo.


10 aprile 2009

conosciamo: Ryts Monet

Ryts Monet è l'artista che, a pochi giorni dall'inaugurazione, è stato coinvolto in My World in sostituzione di Silvia di Natale... eccolo dunque!

1- quando e dove producete la vostra arte?

mi capita di produrre cose di cui sono soddisfatto in qualunque posto e a qualunque ora del giorno o della notte.

2- quale ritenete sia l'opera più rappresentativa della vostra produzione o che preferite?

sicuramente "l'elefante" rappresenta e riassume molto bene qual é il mio approccio all'arte
3- condividete la vostra ricerca con qualcuno o vi ritieni dei solista?

mi ritengo decisamente "solista" anche se quando creo qualcosa di nuovo sento sempre il bisogno di mostrarlo a qualcuno di fidato.
4- qual è stato, se l'havete vissuto, il periodo più difficile del vostro percorso fino ad ora?

non lo so, non credo che ci sia un periodo preciso, piuttosto tanti momenti difficili ogni giorno alternati da attimi di tregua e da intensi istanti sereni

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la vostra arte?

smettere di ascoltare musica hip hop ed iscrivermi all'università!.


8 aprile 2009

conosciamo: Silvia Bortot

1- quando e dove produci la tua arte?

Parto dal concetto che la mia arte per me è anche lavoro, fatto con passione, fatto da notti insonni, fatto da curiosità, fatto con tutto e da tutto ciò che mi circonda. Quindi devo sempre trovare un compromesso tra ciò che creo e l’utente finale a cui è destinata la creazione in quanto tale. Produco in qualsiasi posto che mi trasmetta un senso di appartenenza, dove sto bene, solitamente in uno spazio ampio e più vuoto possibile, ma non per forza deserto, a volte circondata dal silenzio e altre volte da buoni suoni.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

non ho una creazione a cui sono particolartmente legata, io spazio dalla grafica alla fotografia, a creare con il pongo, con i lego, con la carta, fino a giocare con i colori della frutta e della verdura. Ogni cosa che mi “parla”, io la prendo in considerazione. Mi piace pensare alla semplicità prima di tutto, a quelle cose essenziali, belle e basta, o ai dettagli piccoli quasi invisibili, ma che un buon occhio sa notare e capire.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni una solista?

Credo sia molto importante lavorare in gruppo, anche se mi ritengo una solitaria, ma allo stesso tempo socievole e ingorda di energie altrui. Osservo, percepisco, respiro ogni cosa, apprendo e soprattutto faccio tesoro d’influenze e consigli altrui, tutto mi forma. Sono la prima a cercare confronti e scontri con colleghi, artisti, addetti ai lavori, ma anche con persone che fanno completamente altre arti e mestieri, credo sia molto più costruttivo un confronto con gente che non usa il "tuo linguaggio", non m'interessa solo ricevere pareri tecnici o quant'altro, in primis voglio sapere se il mio creare riesce a comunicare nell'immediato in modo semplice, emozionando, provocando qualcosa che catturi attenzione, o solamente una sensazione di piacere. Se ciò accade, ho fatto bingo.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

Costantemente il mio percorso è difficile, ho una responsabilità sociale nel comunicare, essere una creativa comporta costantemente compromessi, devo sempre trovare soluzioni ai problemi, e come se non bastasse le devo trovare con un'etica, con il mio stile e soprattutto con una regola estetica indiscutibile. Fare grafica non è un gioco, non è un passatempo, è un lavoro progettuale a 360°, come un ingegnere quando progetta un ponte. Non tutti possono fare grafica come non tutti possono fare ponti. Difficile è far capire a terzi che la figura del grafico è una vera e propria professione, che deve avere il suo giusto compenso e rispetto. Io sono una grafica, un po' artista, ma sono una grafica. La mia creatività non è solo per me stessa o fine a se stessa, è al servizio altrui, quindi ogni giorno è una guerriglia costante, in una società dove non ci sono più spazi vuoti e dove la cultura visiva è paragonabile allo smoking con il calzino di spugna bianco. Senza nulla togliere al calzino di spugna bianco!

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

Ogni giorno incontro "puntini", che non mi fermano e per "l'appunto" mi fanno svoltare. Un puntino, anzi puntone è stato un "incontro del terzo tipo" con la stampa tipografica e i caratteri mobili (semplicemente stupendi... da mangiare), con la fotografia in pellicola dopo, ed infine aver scoperto un'etica del creare, così da far mio un modo di creare. Il mio interesse per il sociale ha contribuito molto al mio modo di fare e produrre grafica. Oltre al bello ci deve essere il rispetto per tutto, per la carta, per i materiali, per i colori e per l'ambiente. Sempre. Ottenere il massimo con poco.



è uno stile di vita e una scelta, è ciò che più ci appartiene perchè intimamente nostra.

art & grafik deziner
s.

6 aprile 2009

conosciamo: en rico en i cola

en rico en i cola apriranno la serata dell'inaugurazione insieme a Roberto Cesaro (racconti e poesie) ed il Collettivo R.A.M. (performance)

in più Giorgia Tesser, in arte Polp! collaborerà con le sue videoproiezioni
!

1- quando e dove producete la vostra arte?

Spazio Sputnik (www.spaziosputnik.it) o casa camera nostra. Orario indefinito.

2- quale ritienete sia l'opera più rappresentativa della vostra produzione o che preferite?

Un po' tutti i pezzi che abbiamo messo in circolazione ci rappresentano. Anche nella loro imperfezione. Ci interessa ottenere un bell'equilibrio tra le parti. Parte 1, parte 2 e parte 3. Le 3 parti in ballo. Non dico quali, ma se vi sentite coinvolti in 3 punti, ci siamo. :)

3- condivididete la vostra ricerca con qualcuno o vi ritenete dei solisti?

Direi una coppia solista. Condividiamo la ricerca / con tanta brava gente / ma però privatamente.

4- qual è stato, se l'avete vissuto, il periodo più difficile del vostro percorso fino ad ora?

Si susseguono periodi facili e difficili. Ci sono stadi sterili passivi che però sono fasi di ascolto di assorbimento fondamentali e poi momenti fertili, produttivi... e così via. Non ne vengo fuori, rispondere a queste domande è difficilissimo.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la vostra arte?

Il suono della voce e il suono delle macchine e continuare a scoprirli. Ecco, ci risiamo! ma è colpa di Nicola. Guardandosi indietro sembra ci siano dei chiari momenti di svolta (anche troppi da elencare) tutti belli impacchettati e pronti per essere detti; ma se poi mi concentro capisco che ogni giorno puntini e puntini. In generale, conoscere cose e persone di volta in volta importanti. I nostri amici. I loop. I rapporti.

3 aprile 2009

conosciamo: Collettivo R.A.M.

1- quando e dove producete la vostra arte?

Non consideriamo il nostro lavoro una produzione, quanto una proposta condivisa di convergenza e incontro con il pubblico e il suo essere in ascolto.
Nell'attimo più rilassante, distaccatamente.


2- quale ritenete sia l'opera più rappresentativa della vostra produzione o che preferite?

Per ora nessuna.


3- condividete la vostra ricerca con qualcuno o vi ritieni dei solista?
R.a.m. (random access memory)


4- qual è stato, se l'havete vissuto, il periodo più difficile del vostro percorso fino ad ora?

Sempre "questo".


5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la vostra arte?

(sempre questo)


www.collettivo-ram.it

31 marzo 2009

conosciamo: Lise e Talami

1- quando e dove produci la tua arte?

Alberto (disegni): tutti i giorni, ho uno studio ricavato da un garage
Alessandro (testi): all'ultimo minuto disponibile, in salotto, al computer
Entrambi: tutti i sabato pomeriggio ci troviamo per progettare il lavoro

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

L'ultimo progetto è sempre il migliore!

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

Be' siamo in due e portiamo avanti assieme quasi tutti i nostri progetti legati al fumetto. Tutto il lavoro poi passa attraverso diverse mani di amici che commentano prima di essere definitivo

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

Forse l'inizio, quando tutti ci ripetevano che ciò che facciamo non era (è?) vendibile.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

Quando abbiamo conosciuto Marco Corona e ci ha definito zozzoni.



27 marzo 2009

conosciamo: Sara Spoladore

1- quando e dove produci la tua arte?

il luogo non ha importanza, direi ovunque io vada trovo elementi e spunti per le mie fotografie in quanto la maggior parte del mio lavoro fino ad ora si svolge per lo più all'aperto piuttosto che in studio, i periodi di produzione variano abbastanza, posso passare anche mesi nel buio totale senza produrre e momenti di lavoro continuo.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

difficile decidere quale sia la mia opera più rappresentativa, in quanto il mio lavoro si divide in periodi completamente differenti l'uno dall' altro, che variano dal soggetto stesso della foto al tipo di stampa. Posso comunque dire che il lavoro a cui sono più affezionata è quello che ho portato alla Biennale di Alessandria.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

mi ritengo completamente solista. A partire dall'idea iniziale di un progetto, tendo a non seguire suggerimenti, per quanto possano migliorare il mio lavoro; non lo sentirei più del tutto mio, quindi posso considerarmi del tutto solitaria.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

Non ho incontrato (almeno finora) momenti difficili nel mio breve percorso di lavoro; le difficoltà, ad essere sincera, più che nel produrre le incontro nel momento in cui mi trovo a spiegare e raccontare la mia opera.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

il punto, più che di svolta direi di stimolo, che mi ha fatto crescere e soprattutto maturare, è stata alla mia prima mostra fotografica dove sono stata messa a confronto con fotografi professionisti e giudicata dagli stessi.

18 marzo 2009

conosciamo: Giorgia Tesser in arte POLP!

1- quando e dove produci la tua arte?

quando ho tempo, nei ritagli, anche di spazio qualsiasi.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

Non mi piace definire opere i miei lavori.
Solitamente preferisco le ultime cose sfornate, le altre diventano passi di un percorso.
In questo momento dunque potrei dire: un libricino di illustrazioni realizzato con Enrico Lucchese.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

Disegno e progetto da sola, ma collaboro con altre persone.
Ho creato un progetto che si chiama polp!, con Monica Netto, per dare forma ai miei scarabocchi: produciamo spille e ultimamente piccoli manufatti in stoffa e libricini illustrati autoprodotti.
Collaboro poi con il gruppo en rico en i cola nei loro live, proiettando in diretta i miei disegni (videoillustrazioni).

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

...

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

Ogni incontro che si è poi trasformato in una collaborazione.


10 marzo 2009

conosciamo: Francesca Perani

Francesca Perani, classe 1972, vivo e lavoro tra Bergamo e Torino.

Mi crogiolo tra architettura, design e fotografia.


1- quando e dove produci la tua arte?


Ognidove e ogniquando, di giorno con la mia Canon, di notte al pc.


2- quale ritieni sia l’opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?


Generalmente sono attratta dalla straordinarietà dell’ordinario. Ritraggo piccole storie a dimostrazione di quanto la quotidianità sempre più aspra sia ricca di immagini vincenti.

Da qualche anno il mio interesse si rivolge al mondo distruttivo costruttivo dei cantieri edili. Una dimensione ricca di contrasti, luci naturali e corpi in movimento, sofferenza e rinascita.


3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni una solista?

Senza dubbi una solista?


4- qual è stato, se l’hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?


Tutte le volte che il mio superego mi abbandona


5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?


Certamente la fotografia si è dimostrata negli anni lo strumento più diretto e naturale per esprimere quell’esigenza di arte che aveva bisogno di manifestarsi ma il punto di svolta è avvenuto 2 anni fa attraverso il confronto sempre più dinamico con altri artisti in rete.







28 febbraio 2009

conosciamo: Roberto Cesaro

Sono nato a Venezia 33 anni fa, sono laureato in lettere e faccio il bibliotecario a Quarto d’Altino.
Pratico lo skateboarding dal 1989 e faccio parte dell’Associazione Sportiva Mogliano HC Skateboarding, con cui ho realizzato lo skatepark pubblico di Mogliano Veneto (TV).

Ho collaborato con varie fanzine e giornali autoprodotti e con la rivista 6:00 AM Skateboard Culture Magazine.
Faccio parte del gruppo di autoproduzione editoriale Auteditori con cui nel 2004 ho pubblicato il racconto lungo Condominio Frontemare e nel 2006 il racconto illustrato Skate or die! Sempre con gli Auteditori ho partecipato a vari readings.
Nel 2006 ho vinto il concorso Coop for words nella sezione blog.
Nel 2007 ho vinto il concorso Subway letteratura con il racconto Isabelle Huppert più arrotondata.
Attualmente gestisco il mio personale blog scrivo e skateo con la cartilagine del ginocchio destro rosicchiata dagli anni.

Questionario:

1- quando e dove produci la tua arte?

Scrivo appunti a penna su quaderni e notes vari, ovunque mi trovi e mi venga in mente qualcosa che mi sembri interessante annotare.
Spesso scrivo a letto prima di dormire, o anche tra sonno e veglia, nel senso che mi addormento un po’ e poi mi sveglio e scrivo le idee concepite mentre mi stavo per addormentare... Tutto ciò è un po’ faticoso e scomodo perché spengo e riaccendo la luce molte volte, fin che crollo definitivamente.
Poi comunque lavoro sugli appunti davanti al pc, nel mio studio.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

Penso che ogni cosa che scrivo sia lo specchio di me in un determinato momento della mia vita. Premesso questo, sono particolarmente affezionato al racconto lungo Condominio frontemare, perché è forse la cosa su cui ho lavorato e investito di più, sia dal punto di vista artistico-creativo che da quello “promozionale”. È il primo libretto che ho pubblicato con il gruppo di autoproduzione editoriale Auteditori, e mi ricorda il primo intenso periodo di lavoro nel gruppo e tutte le energie impiegate per scrivere, produrre i libretti e cercare di farli arrivare al maggior numero possibile di lettori, attraverso pubbliche letture e altri canali di distribuzione e promozione.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

Scrivo da solo ma trovo indispensabile il confronto con la mia compagna e alcuni amici. Per me poi è molto importante sentire le opinioni di tutti i lettori, conosciuti e non, appassionati o meno di letteratura... Mi piace molto sentire dai lettori cosa gli ha trasmesso il mio lavoro.
Trovo inoltre indispensabile poter parlare di letteratura e arte in generale con tutte le persone che condividono queste mie passioni, a cominciare da chi mi sta più vicino.
Infine non potrei scrivere se non fossi ispirato dagli scrittori, musicisti, artisti in generale che amo, ma anche da tutte le persone sulla faccia della terra che fanno qualcosa che io ritengo particolarmente importante, innovativo ed interessante.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

Nel mio percorso artistico ho superato molti momenti difficili, ma non saprei stilare una graduatoria.
Posso però sicuramente dire che trovo molto difficile anche il momento che sto vivendo ora, perché sto faticosamente cercando un equilibrio tra il lavoro che devo svolgere per mantenermi e le mie passioni per la letteratura e lo skateboarding, che sono per me, in qualche strano modo, complementari.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

Siccome scrivere è il modo che ho trovato per stare al mondo, tutte le svolte della mia vita hanno influito sulla mia scrittura, quindi anche solo tentare di raccontare tutto sarebbe impossibile in questa sede.
In ogni caso, alcuni punti di svolta più strettamente artistici, sono stati sicuramente:
• pubblicare le mie prime cose sul giornale della scuola superiore e su una fanzine che producevo con alcuni amici skaters, ed avere quindi un primo rapporto con un pubblico di lettori;
• il contatto con alcuni gruppi impegnati sul piano politico-sociale: nel piccolo paese dove ho sempre vissuto, ma anche alla scuola superiore e poi all’università;
• il passaggio da una scuola tecnica, come la tanto sofferta ragioneria, alla Facoltà di lettere a Venezia, che credevo fosse un toccasana, mentre invece si è rivelato per molti aspetti una delusione: il primo approccio con la cultura letteraria accademica è stato molto difficile e per terminare gli studi ho dovuto per forza e con grande fatica elaborare una “strategia di convivenza” con quel mondo così distante dal mio approccio creativo alla letteratura;
• la fine degli studi e la scelta di dedicare le mie migliori energie alla scrittura, senza mai smettere di skateare;
• la fondazione del gruppo Auteditori con cui ho condiviso anni di confronto sulla scrittura, lavoro editoriale e attività artistica più ampia per la divulgazione delle nostre opere attraverso reading che coinvolgevano anche la dimensione musicale e visiva;
• infine il mio lavoro in biblioteca e la ricerca di un nuovo equilibrio in cui riuscire a scrivere e skateare oltre che stare in piedi economicamente...


20 febbraio 2009

conosciamo: Luca Macauda

1- quando e dove produci la tua arte?

Potrei rispondere all’interno di uno spazio, con la musica o il silenzio; penso però che le idee possano prendere forma anche sul treno per Brescia dopo un pomeriggio passato a girovagare per le gallerie di Milano.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

Ogni opera può essere la più rappresentativa, perché è testimone del periodo che l’ha generata.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

Mi ritengo un solista per tutto ciò che ha bisogno di solitudine e intimità. Non riesco ad immaginare amici (artisti o no) che entrano ed escono dal mio studio/casa durante la creazione di un mio lavoro. Per il resto penso che gli artisti abbiano sempre bisogno di condivisione, confronto e scambi di idee.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

Ogni momento che precede il buon esito di un lavoro.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

La mostra di Chuck Close all’American Accademy di Roma nel 2002 rivoluzionò il mio modo di lavorare. Ovviamente con i suoi vantaggi e svantaggi.


11 febbraio 2009

conosciamo: Gianmaria Giannetti

1- quando e dove produci la tua arte?

in una ex macelleria di Bari dopo una soddisfacente colazione.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

è difficile rispondere, forse l'opera che non farò mai.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

sono un solista che dialoga coi propri fantasmi colorati.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

sicuramente all'inizio avevo troppo energia che non riuscivo a trattenere. ora trattengo un po' il respiro, ma non troppo, non voglio morire adesso rischiando di alimentare il mito dell'artista che scompare giovane.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

tre cose: 1. un arcobaleno infinito... 2. l'apparizione della madonna. 3. un tentativo di suicidio finito bene.



6 febbraio 2009

conosciamo: Andrea Cerruto

Andrea Cerruto è nato a Modica nel profondo sud
dell'Italia, in questo momento vive tra Como e Modica.

1- quando e dove produci la tua arte?

quando? dalle ore 8 alle 13 e dalle 15 alle 19 tutti i giorni esclusa la domenica e i festivi..sarebbe tutto molto semplice purtroppo nel mio processo creativo non c'è un quando e ancora mi sfugge il concetto di tempo. dove? dipende, influisce molto il mio "nomadismo razionale" , ma preferisco sempre una casa/studio.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

Se sapessi qual è l'opera più rappresentativa della mia ricerca avrei risolto quasi tutto del mio lavoro. posso rispondere in seguito?

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

Mi ritengo un solista che condivide la ricerca con "Qualcuno" e credo fermamente nel confronto.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

Il periodo più difficile può essere sempre dietro l'angolo, meglio non disturbarlo.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

Ogni volta che intenzionalmente o per casualità mi sono spostato geograficamente, ma è ciò che penso io,anche qui il concetto di crescita mi sfugge come quello del tempo.

1 febbraio 2009

conosciamo: Manusch Badaracco

1- quando e dove produci la tua arte?

mi metto a dipingere appena posso e mi ritaglio settimane d’isolamento se il quadro lo richiede...
dipingo su di una piccolissima veranda in Milano Lambrate (è un balcone chiuso da vetrate) ma è molto romantica.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

“Gli occhi di Edo”è un opera molto vecchia ma è stata la prima che mi ha fatto distaccare dalla rappresentazione in senso stretto.

3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

mi piace condividere, anche perché mi affascinano le ricerche e i pensieri altrui, anche se poi vado avanti un po’ a mulo per la mia strada.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

ne ho vissuti un paio: il primo è stato il quarto anno di accademia; ho avuto un blocco assoluto e stavo malissimo. il secondo è stato un anno fa quando ho deciso di intraprendere un percorso un po’ diverso rispetto a quello che facevo, cmq più o meno ogni tre quadri c’è sempre un momento di crisi, soprattutto se uno di questi tre piace particolarmente.

5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

capire serenamente che l’unica cosa che mi fa star veramente bene è continuare la mia ricerca aldilà di tutto e abbandonare una vita per inseguire questa convinzione.


19 gennaio 2009

conosciamo: Vito Pavia

Con Vito Pavia oggi si apre la sezione "Conosciamo" dedicata agli artisti di MW...

partiamo subito!

mi chiamo Vito Pavia ho 25 anni, in questo momento vivo a Valencia (Spain) e mi guadagno da vivere facendo il creativo di pubblicità (art director).

1- quando e dove produci la tua arte?

Non c'è uno spazio fisico piuttosto che un altro che stimoli la mia creatività, tutto il processo di creazione si svolge nella mente e non c'è un quando, a volte in una collina, a volte sulla tazza del water, per la strada, al lavoro o quando non posso dormire la notte. L'intuizione creativa anche se" razionale" avviene per casualità, ci si ritrova nel momento x, nel posto y pensando a qualcosa, l'insieme delle variabili mista all'esperienza umana dell'individuo dà l'idea per la creazione.
Una volta che la mente sa esattamente qual è l'immagine, cerco un setting, faccio la foto e poi passo diverse ore davanti al computer perché il risultato finale si avvicini il più possibile a quello che ho pensato.

2- quale ritieni sia l'opera più rappresentativa della tua produzione o che preferisci?

è difficile stabilire qual è la "migliore" o la più rappresentativa opera prodotta, penso che c'è ne sia una per ogni periodo.
per l'esposizione di MyWorld ho selezionato le foto più rappresentative di questo determinato momento della mia vita e della mia produzione attuale.
allego una collezione di ritratti che significano un periodo rappresentativo della mia produzione.
3- condividi la tua ricerca con qualcuno o ti ritieni un solista?

La mia ricerca è il frutto delle connessioni che le persone e il mondo esterno creano con me, cerco di rappresentare quello che sento, il risultato di un'esperienza.
Condivido la ricerca con il mondo che mi circonda, anche se la fase di creazione e produzione preferisco farla da solo; andare a fare foto è come andare a pescare, sedersi solo su una roccia e stare lì ore a pensare, solo tu e il mare.

4- qual è stato, se l'hai vissuto, il periodo più difficile del tuo percorso fino ad ora?

Anche se le foto che presento in MyWorld sembrano tristi, sofferenti o violente, non vivo l'arte come sofferenza, anzi è uno spazio di evasione dalla mia realtà che permette di unire la mia capacità visiva con la sensibilità della foto.
Il periodo più difficile è quello che vivo con il mio lavoro quando devo mettere in pratica le mie capacità per vendere qualcosa di moralmente sbagliato.
5- quali sono stati i punti di svolta che hanno fatto crescere la tua arte?

l'incontro con altre persone, non per forza artisti, a volte più artisti di quello che pensano, gente che stimo molto. Uno di questi è un pittore valenciano schivo e con molta esperienza, Carlos Casamayor; il punto di vista del suo realismo pittorico ha stimolato un grande cambiamento nella mia visione della fotografia.